[Premessa]
Ogni tanto, c'è posta per me. Di solito, si tratta di persone che capitano da queste parti e che sono alla ricerca di consigli per diventare traduttori letterari. Generalmente rispondo che non ho una risposta, racconto un po' il mio percorso, e indirizzo verso siti e gruppi di discussione che forniscono informazioni, consigli, storie utili. E, a questo punto, forse è il caso di dare vita a questa nuova rubrica: rieducational - in suo, anzi in suo, onore.
[Post]
Io non lo so com'è che si diventa traduttori letterari. In realtà, non sono nemmeno sicura di esserlo diventata, una traduttrice letteraria. Sì, traduco libri. Ma da poco. E non solo. Nel senso che faccio anche altro (principalmente in ambito editoriale, per lo più redazionale ma non solo). Io non credo si diventi traduttori letterari. Credo ci si nasca e che poi, a un certo punto, in qualche modo, si scopra la vocazione. Potrà sembrare un'idea un po' mistica, ma forse lo è. Ovviamente, bisogna avere delle basi, quei famosi prerequisiti di cui sentivo parlare quando andavo a scuola. Bisogna conoscere bene la lingua dalla quale si traduce e bisogna conoscere benissimo la lingua verso la quale si traduce, che dev'essere la lingua madre (ma l'equazione lingua madre = lingua conosciuta benissimo non è scontata come potrebbe sembrare). E poi bisogna saper leggere (a questo proposito, è interessante quello che ha scritto tempo fa Zadie Smith sulle difficoltà della lettura) e aver letto tanto (e non smettere mai, mai, e mai). E, ancora, bisogna avere un certo buon gusto letterario, un fiuto per le sfumature linguistiche, bisogna essere curiosi, pazienti, riflessivi e insieme istintivi. E bisogna avere un'anima da iguana (avete presente Almost Blue di Lucarelli? - va bene anche il film omonimo di Infascelli): bisogna annullare se stessi e calarsi nei panni dell'altro (dell'autore, certo, ma non basta: bisogna calarsi nei panni dei personaggi, di ogni personaggio, dell'epoca, del contesto sociale, geografico e avere sempre un occhio e un orecchio là e un occhio e un orecchio qua - dove là sta per source e qua sta per target), anzi no, non bisogna calarsi nei panni dell'altro, non è sufficiente, bisogna smettere i propri panni, la propria identità (e chiudere momentamente in cassaforte il proprio ego, sia esso ristretto o dilatato) e diventare l'altro, diventare altro. Se vi riconoscete in questo breve profilo, avete la stoffa per diventare traduttori letterari. Proponetevi alle case editrici, ricordando che mandare CV serve a poco (eufemismo: non serve a niente), meglio il contatto personale, diretto (approfittando di occasioni "mondane": presentazioni, fiere). Se il redattore di turno si accorgerà del luccichio che emanano i vostri occhi appena cominciate a parlare di traduzione e di libri, vuol dire che è fatta, cioè che ci sono possibilità che, di lì a poco, vi metta alla prova. E a quel punto potrete dimostrare se siete nati traduttori letterari o se, invece, quella vocazione era solo un fuoco di paglia. In quel caso, niente drammi. Aspettate una nuova epifania e battete altre strade.
[Appendice]
Fate un giro sul sito di Biblit. In particolare leggete e tatuatevi sulla pelle quello che trovate nella sezione Traduttori si diventa.
Ogni tanto, c'è posta per me. Di solito, si tratta di persone che capitano da queste parti e che sono alla ricerca di consigli per diventare traduttori letterari. Generalmente rispondo che non ho una risposta, racconto un po' il mio percorso, e indirizzo verso siti e gruppi di discussione che forniscono informazioni, consigli, storie utili. E, a questo punto, forse è il caso di dare vita a questa nuova rubrica: rieducational - in suo, anzi in suo, onore.
[Post]
Io non lo so com'è che si diventa traduttori letterari. In realtà, non sono nemmeno sicura di esserlo diventata, una traduttrice letteraria. Sì, traduco libri. Ma da poco. E non solo. Nel senso che faccio anche altro (principalmente in ambito editoriale, per lo più redazionale ma non solo). Io non credo si diventi traduttori letterari. Credo ci si nasca e che poi, a un certo punto, in qualche modo, si scopra la vocazione. Potrà sembrare un'idea un po' mistica, ma forse lo è. Ovviamente, bisogna avere delle basi, quei famosi prerequisiti di cui sentivo parlare quando andavo a scuola. Bisogna conoscere bene la lingua dalla quale si traduce e bisogna conoscere benissimo la lingua verso la quale si traduce, che dev'essere la lingua madre (ma l'equazione lingua madre = lingua conosciuta benissimo non è scontata come potrebbe sembrare). E poi bisogna saper leggere (a questo proposito, è interessante quello che ha scritto tempo fa Zadie Smith sulle difficoltà della lettura) e aver letto tanto (e non smettere mai, mai, e mai). E, ancora, bisogna avere un certo buon gusto letterario, un fiuto per le sfumature linguistiche, bisogna essere curiosi, pazienti, riflessivi e insieme istintivi. E bisogna avere un'anima da iguana (avete presente Almost Blue di Lucarelli? - va bene anche il film omonimo di Infascelli): bisogna annullare se stessi e calarsi nei panni dell'altro (dell'autore, certo, ma non basta: bisogna calarsi nei panni dei personaggi, di ogni personaggio, dell'epoca, del contesto sociale, geografico e avere sempre un occhio e un orecchio là e un occhio e un orecchio qua - dove là sta per source e qua sta per target), anzi no, non bisogna calarsi nei panni dell'altro, non è sufficiente, bisogna smettere i propri panni, la propria identità (e chiudere momentamente in cassaforte il proprio ego, sia esso ristretto o dilatato) e diventare l'altro, diventare altro. Se vi riconoscete in questo breve profilo, avete la stoffa per diventare traduttori letterari. Proponetevi alle case editrici, ricordando che mandare CV serve a poco (eufemismo: non serve a niente), meglio il contatto personale, diretto (approfittando di occasioni "mondane": presentazioni, fiere). Se il redattore di turno si accorgerà del luccichio che emanano i vostri occhi appena cominciate a parlare di traduzione e di libri, vuol dire che è fatta, cioè che ci sono possibilità che, di lì a poco, vi metta alla prova. E a quel punto potrete dimostrare se siete nati traduttori letterari o se, invece, quella vocazione era solo un fuoco di paglia. In quel caso, niente drammi. Aspettate una nuova epifania e battete altre strade.
[Appendice]
Fate un giro sul sito di Biblit. In particolare leggete e tatuatevi sulla pelle quello che trovate nella sezione Traduttori si diventa.
scritto da: unatraduttrice alle ore 12:19 | Permalink | commenti (6)
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